Dopo anni dominati dai crediti d’imposta dei programmi Transizione 4.0 e 5.0, il Governo cambia rotta. Nella bozza di legge di bilancio per il 2026 fa il suo ritorno una vecchia conoscenza delle politiche industriali italiane: l’iperammortamento.
Accanto a questa misura, dedicata al tessuto produttivo nel suo complesso, viene introdotto un nuovo credito d’imposta specifico per il mondo agricolo, battezzato “Agricoltura 4.0”.
Un ritorno alle origini con l’iperammortamento
Il nuovo iperammortamento segna una vera inversione di tendenza. Dopo le stagioni dei crediti d’imposta, il Governo punta nuovamente su una leva fiscale più diretta, basata sulla deduzione maggiorata degli ammortamenti per gli investimenti in beni materiali e immateriali tecnologicamente avanzati.
Nel dettaglio, le imprese potranno maggiorare la quota deducibile dei propri investimenti, con aliquote che variano a seconda della dimensione e della tipologia dell’intervento:
- fino a +180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
- fino a +220% per chi raggiunge obiettivi di efficientamento energetico previsti dalla Transizione 5.0;
- aliquote decrescenti fino a +50% per investimenti fino a 20 milioni.
Il beneficio non sarà più erogato sotto forma di credito immediatamente compensabile, ma distribuito lungo gli anni di ammortamento del bene.
Un meccanismo più lento, ma anche più certo e meno soggetto a vincoli europei, poiché la misura sarà finanziata esclusivamente con risorse nazionali.
E per le aziende agricole?
Non tutte le imprese, però, possono accedere ai vantaggi dell’iperammortamento. Nel caso dell’agricoltura, infatti, molte aziende operano ancora con redditi catastali e non possono godere della deduzione fiscale.
Per questo, la manovra introduce una misura parallela: il credito d’imposta per agricoltura, pesca e acquacoltura, previsto dall’articolo 96 della legge di bilancio.
Si tratta di un incentivo che copre il 40% degli investimenti in beni materiali e immateriali nuovi — inclusi quelli di agricoltura di precisione e sensoristica 4.0 — per un massimo di 1 milione di euro per impresa.
Il credito sarà utilizzabile esclusivamente in compensazione F24, senza limiti quantitativi, e potrà essere richiesto per investimenti effettuati nel 2026, con proroga al 30 giugno 2027 per ordini già effettuati e con il versamento dell’acconto del 20% entro fine anno.
Altre novità dell’iperammortamento e dell’Agricoltura 4.0
Tra le novità (non ancora confermato) c’è l’obbligo di certificazione dei costi da parte di un revisore legale. Per le aziende non soggette a revisione, la spesa per la certificazione potrà essere inclusa nel credito stesso, fino a 5.000 euro.
Le regole operative saranno definite entro 60 giorni da un decreto congiunto del Ministero dell’Agricoltura, del MIMIT e del MEF.
Il 2026, insomma, si prepara a essere un anno di transizione anche per la politica industriale.
Da un lato, il ritorno all’iperammortamento restituisce alle imprese uno strumento familiare, semplice e fiscalmente stabile.
Dall’altro, il credito dedicato all’agricoltura rappresenta un segnale concreto di attenzione verso un comparto che sta lentamente abbracciando la digitalizzazione.
L’iperammortamento e il nuovo credito “Agricoltura 4.0” non sono semplici agevolazioni fiscali: sono un segnale politico, un invito alle imprese a investire per costruire il proprio futuro.
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